Chi sono

Io?

Io sono nata in città. In una grande città. Molto lontana. Sono nata d’inverno, in gennaio, quando la mia città diventava bianca. Si, tutta bianca: le macchine sparivano sotto il carico della neve, gli autobus scoppiavano di gente, gli alberi sembravano ancora più maestosi sotto l’abbraccio della neve … bianca. Avete mai sentito il silenzio? Si, il silenzio si può sentire quando nevica. Vedi scendere dolcemente la neve e ogni fiocco che cade copre un rumore: il rumore delle fabbriche, il tintinnio dei tram, il vocio dei bambini che giocano nel cortile. Stai alla finestra e guardi la neve cadere, brillare, scintillare nell’aria. Silenzio … Silenzio…

Quand’ero piccola, mia madre amava svegliarmi di notte per farmi vedere la neve. Tornava dal lavoro, mi prendeva in braccio e si metteva davanti alla grande finestra della nostra camera. Еви, гледай как вали на парцали!…(Evi, guarda come nevica “a stracci”…)

Mi chiedevo ogni volta dov’erano quegli stracci, ma mia mamma intendeva i fiocchi di neve, grandi, tanto grandi da sembrare stracci.

Poi ci sedevamo e guardavamo fuori, in silenzio. Il papà dormiva.

Qualche anno dopo la mamma ha cambiato lavoro e la magia delle notti “innevate” non c’era più.

Tutto era così ordinario! Tornava a casa il pomeriggio, come le altre mamme e la mattina doveva alzarsi presto. Ci ha pensato il papà a farci tornare alla vita stra-ordinaria: ha cominciato a viaggiare per lavoro. Stava via anche due-tre giorni e per me l’attesa era affascinante. Poi la mamma e il papà hanno cominciato a viaggiare insieme. Io rimanevo a casa con i nonni paterni. Questi erano i nonni “invernali, si, perché c’erano anche quelli “estivi” che abitavano a Varna, sul Mar Nero.

Loro non ci sono più, ma i ricordi sono molto presenti.

L’ultima volta che sono andata a Varna a trovarli era nel 96. Sono partita carica di regali ed entusiasmo. Al nonno ho portato una bottiglia di rakia, grappa di vite, alla nonna un fazzoletto nuovo con le rose.

E’ ovvio, la Bulgaria è il paese delle rose, abbiamo tutta una vallata piena di rose.

Sono tanti anni che non vado a Varna. I nonni non ci sono più, sono rimasti i ricordi. I ricordi delle partenze. I miei genitori, tutti gli anni, d’estate mi spedivano dai nonni. Letteralmente spedivano. Perché mi caricavano sul treno con la mia bella valigetta e la sera stessa veniva mio nonno a “ritirarmi”. Trascorrevo tutta l’estate al mare e tornavo a Sofia per l’inizio della scuola. Non mi piaceva partire, perché andavo da sola senza i miei genitori, non mi piaceva tornare, perché lasciavo un mare di amici, di giochi, di gioia.

Partire, tornare, tornare, partire. Partire…

Sofia – Varna, Varna – Sofia.

E così un bel giorno sono partita per l’Italia.

evelina pershorova

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